Aquiloni in treno.

Aquiloni in treno.

Dal titolo di testo siamo, portati a pensare ad un viaggio, ad uno spostamento fisico della nostra persona con al seguito le nostre creature, niente di tutto ciò, i progetti trattati si riferiscono semplicemente ad un numero "X" di aquiloni trattenuti da uno o più cavi di ritenuta.

 

Come ciliegie, nel detto popolare (una tira l’altra), nelle manifestazioni li vediamo uscire dai loro contenitori,  questa collana infinita di perle la seguiamo dapprima con gli occhi, e poi con nostra meraviglia, anche la nostra mente ne viene rapita, solitamente li contempliamo uno ad uno, partendo dal più vicino, e poi a salire, lassù, dove con tanta audacia si perde nel cielo il primo aquilone guida.

I treni di aquiloni, spesso di fattura semplice, losanghe, Eddy, rombi o altro, sono sempre presenti nelle manifestazioni di aquiloni, ogni volta che si assiste al volo di un treno di aquiloni è come aprire un libro di fiabe vedere questa scala che si arrampica in cielo, creando un ponte dove far correre la nostra fantasia, porta molte persone a cimentarsi costantemente alla costruzione e sviluppo di questi oggetti.

Sarà questo ritrovarsi nel sogno di un bambino o sarà che razionalmente vogliamo perseguire un nostro primato, in ogni caso siamo affascinati da questa struttura verticale che ondeggia sinuosa in cielo, seguendo le correnti d’aria che, d’improvviso, si fanno materia da costruzione.

Così ancor oggi, guardando al passato scopriamo che non è stato ancora fissato un limite a ciò che si può sviluppare a riguardo, il libro “Guinness of Records” scrive di un giapponese che già nel 1953 costruì un treno cui erano applicati 5581 aquiloni.

 

Andiamo a cominciare il nostro treno. scoprendone i suoi segreti:

 

 

Treno di aquiloni statici, EDDY:

Faremo noi la nostra scelta, in base a sin dove vogliamo spingerci, partiamo innanzi tutto dal progetto di base, in questo caso, un treno di Eddy.


La base costruttiva del treno può essere variata e migliorata, il mio intento iniziale è di produrre il treno con una logica semplice ed economica ognuno può applicare una propria metodologia conferendo qualità, costi e virtù personali ai propri manufatti .

La  prima considerazione riguarda  la scelta del materiale per la velatura, possiamo utilizzare nylon delle buste per la spazzatura (ad oggi c’è ne sono di tutti i colori, ora le aziende con la filosofia del ecologico-economico li hanno portati a grammature interessanti per il volo, meno per il contenimento del residuo), utili anche le coperte termiche di primo soccorso (questi lenzuoli con doppio colore argento oro, sono spesso apprezzati da diversi aquilonisti ), il “Tyvek” (acquistarlo nei negozi di aquiloni non comporta un esborso eccessivo, in alternativa nei centri “del fai da te” lo si può trovare in confezioni è venduto anche come telo protettivo per le autovetture in rimessaggio, il colore è solo bianco andrebbe in ogni caso almeno decorato) e per ultimo il nylon o poliestere in ripstop, scelta costruttiva importante.

Alzando il valore del materiale d’uso per le vele,  l’insieme vorrà un’ impegno costruttivo maggiore, considerando anche l’uso della macchina da cucire e non della semplice colla o biadesivo, l’armatura passerà dal legno di ramino alle fibre vetro o carbonio.

Torniamo alla scelta personale dell’aquilone da riprodurre come detto può variare (esagoni, rombi, delta…..) nel nostro treno di Eddy  ho cercato di considerare una sua economia globale, usando ad esempio per le strutture, dei tondini di ramino da 4 mm. (chiaramente in alternativa l’utilizzo di tubi o tondini in fibra di vetro darebbe una vita media maggiore all’insieme e doti qualitative di volo più generose).

Qualsiasi sia il materiale scelto per le velature, predisporre una dima a modello risulta obbligatorio trattandosi di più vele ripetute.

 Analizzando il disegno della vela come da figura scopriamo che agli apici dei quattro angoli ci sono delle strisce di velatura che vanno a proseguire oltre agli apici degli stessi angoli, questo perché da progetto possiamo fermare la velatura con degli anellini elastici alla struttura, (esempio elastici per capelli, ci sono quelli piccoli che si usano per bloccare le treccine, venduti in generose buste, elastici ricavati dal taglio di una camera d’aria dei “copertoncini” delle biciclette da corsa, scelta consigliata, in quanto possiamo tagliarlo di giusto spessore arrivando al miglior compromesso, anche del semplice nastro adesivo assolve il compito dopotutto l’assieme nasce con un concetto d’economia globale) in alternativa se si è scelto una costruzione più impegnata si possono eseguire le classiche tasche applicate o cucite .

L’elemento d’unione a croce della struttura può essere ricavato in modo semplice da un tubetto d’alluminio, utilizzando un elastico come componente di fermo, il diametro interno del tubetto sarà di 4 mm. la sua lunghezza di 3-4 cm. il tubetto va lavorato come segue, trattenendolo da un’estremità in appoggio  su una superficie piana e dandogli un colpo deciso al centro con un martello dalla parte con la forma a cuneo, porterà  il tubetto a piegarsi creando due angoli di circa 15 gradi ciascuno, ora utilizzando l’elastico montandolo a ponte possiamo fermare il tubetto sulla spina centrale, il gioco è fatto (in alternativa questi giunti a “V” si trovano in commercio nei negozi di settore, senza avere costi elevati).

Abbiamo ora completato la nostra serie di vele con la loro struttura, dobbiamo applicare le code necessarie, che aiuteranno gli Eddy ad avere una buona stabilità durante il volo, eseguiamo quindi tre nastri per ciascuna vela con lunghezza di 1,5 m. e larghezza di 4 cm., ai nastri possiamo praticare un foro centrale su un lato per poterli calzare nella spina centrale lato posteriore, le code possono in alternativa essere cucite alla vela direttamente alla vela se abbiamo previsto la costruzione degli aquiloni mediante l’utilizzo della macchine da cucire,

Prevedere il primo aquilone del treno di dimensioni maggiori è una buona norma, è da considerare il primo aquilone, come un aquilone guida, oltre ad essere di prezioso aiuto alla partenza del treno riesce a dare stabilità all’insieme, mantenendo costante la tensione sul cavo di ritenuta, per far ciò dobbiamo quindi avere un buon aquilone, stabile e con una superficie di almeno un metro quadro, la scelta di questo aquilone guida può anche variare dal progetto del treno un Delta statico, un Fled o un Rokaku assolvono bene la loro funzione, io per senso estetico accludo all’insieme il progetto di un’ Eddy di giusta misura il quale una volta in cielo si confonderà con i suoi fratelli minori.

 

 

L’aquilone guida deve avere una distanza di 8-10 m. dal treno, deve poter volare in modo autonomo ed efficace se sarà un Eddy come da progetto incluso porterà con se 3 code con lunghezza di 3 metri. 

L’aquilone pilota determinerà la nostra prima considerazione sul limite di rottura del cavo di ritenuta che andremo a utilizzare, in pratica dobbiamo considerare senza eccedere che i primi aquiloni hanno una forza generata da se stessi, ma mano a mano che il loro numero aumenterà la somma di tutte queste piccole forze diverrà sempre più importante, ne consegue che se noi utilizziamo un aquilone guida capace di tenere in cielo un cavo di ritenuta con una certa sezione, porterà noi ad un lavoro meno delicato sulle virtù in termini di carico di rottura, del cavo di ritenuta da utilizzare.

Abbiamo ora completato il nostro lavoro, l’aquilone guida avrà la sua briglia e suoi  metri di cavo con al termine un nodino o moschettone dedicato, (superfluo suggerire che lo stesso aquilone può trovare la gioia del volo anche in modo indipendente quando cioè il nostro treno rimane nel suo contenitore).

La briglia del treno essendo complessa ci suggerisce una costruzione definitiva senza doverla scomporre e ricomporre ad ogni volo.

La prima operazione da eseguire per comporre le briglie del treno consiste nel far passare il cavo di ritenuta all’interno del foro centrale di tutte le vele già armate uscendo dalla parte superiore con il cavo dal foro del primo aquilone del treno (per noi quello che poi sarà il più alto nel cielo) pratichiamo a questa estremità del cavo un asola (avrà il compito mediante un nodo a bocca di lupo di trattenere il nodino dell’aquilone guida.

A breve ed ad ininfluente distanza, possiamo prevedere di fermare la prima vela basterebbe un nodo a grisella o meglio ancora, una gassa, (si può utilizzare anche una fascetta stringi-fili da elettricista) ciò che è importante è fissare l’aquilone in modo permanente, a voi la scelta di bloccaggio, per comodità esecutiva possiamo anche smontare parzialmente la struttura della vela per poi ricomporla.

Ora prendiamo tra le mani il cavo di ritenuta nella parte inferiore della prima vela, sul cavo a 24 cm. dal nodo di fermo della vela pratichiamo una gassa (un’asola) e proseguiamo poi fino a traguardare a 1,30 o 1,50 m.  andiamo quindi a fermare la seconda vela, andiamo avanti con questa logica per tutte le vele che abbiamo, sino all’ultima e dopo avere praticato l’ultima gassa sotto l’ultima vela siamo liberi di recidere il cavo e praticare il nodino di fermo per il cavo di ritenuta finale, o altresì considerare il medesimo cavo con cui abbiamo legato il treno facente parte dell’insieme quindi cavo di ritenuta.

Rimane da inserire la seconda briglia, una per ciascuna vela, con lunghezza di 40 cm. legandole alle gasse preposte sul cavo sotto gli aquiloni e portando queste briglie alla parte terminale delle spine centrali lato code, così facendo a giusta misura daremo l’angolo d’incidenza delle vele al vento.

Siamo arrivati alla conclusione progettuale del nostro treno di Eddy, non rimane che portarlo in volo, un’ultima considerazione, possiamo trovare-costruire una dimora dedicata creando una borsa rigida per il nostro treno l’unico guaio di questi insiemi sarà riporli malamente in una sacca per poi dannarsi, prima del volo successivo, a mettere in chiaro il tutto.

 

 

Treni di aquiloni acrobatici:

 

       

Anche i treni di aquiloni acrobatici regalano a chi li osserva momenti di meraviglia nel libro dei “Guinness of Records” vi è riportato qualche dato a riguardo, ho inserito delle foto relative ad un  record ottenuto dal Sig. McGraw di S. Francisco il quale si dedica con costanza a spostare il proprio limite.

 A mio avviso queste foto sono molto interessanti in quanto questi 253 piccoli delta acrobatici con vento teso sono in grado di sviluppare una trazione sorprendente.

 Tutto sommato credo siano molto difficili da gestire anche perché inevitabilmente come vedremo nei progetti che seguono c’è da considerare nel loro controllo la diversa risposta delle vele alle diverse altezze.

 

Il primo aquilone pilotabile con due fili (aquilone acrobatico) risale alla fine degli anni “60”,  il suo costruttore era  Peter Powell.

Il treno di  aquiloni acrobatici più conosciuto è ad opera di un costruttore americano, il quale produce i Dyna Kite.

 Questi  hanno la particolarità di tenere il corretto mantenimento di forma delle vela tramite un giunto in plastica a tre vie posto sul naso dell'aquilone, vediamo a seguire alcuni treni di acrobatici.

 

 

Treno di Trbly:

 

Questo progetto è un po’ datato, ma molto interessante, si può trovare nell’ottimo sito del gruppo Volere Volare 

https://www.volerevolare-aquiloni.it/progetti/trlby/trlby.htm

Costruttivamente un treno di acrobatici può essere economicamente dispendioso e anche l’impegno esecutivo è da valutare con considerazione, tutta la logica costruttiva deve necessariamente essere di qualità, il risultato che vogliamo ottenere, dovrà necessariamente soddisfare le nostre esigenze, reagendo a dovere alla manovre che noi vorremmo imporle. 

Chiaramente anche per l’ esecuzione di questo treno è caldamente consigliabile l’utilizzo di una dima a misura avendo l’ esigenza di riprodurre più vele, l’utilizzo di nylon ripstop, macchina da cucire,  tubi in fibra di vetro o carbonio completano di dovere il necessario per la sua costruzione.

Partiamo dalla vela, come da figura notiamo l’esistenza di due tasche lunghe, queste accolgono la traversa, dovrà essere di natura elastica (ideale un tondino pieno in fibra di vetro da 3-4 mm.) la traversa verrà posta nelle sua corretta posizione inarcandola, anche il longherone verticale avrà le sue tasche per accogliere un tubo di carbonio da 4 mm. ( può soddisfare la funzione anche un tubo o tondino in fibra di vetro con medesimo diametro) per evitare eventuali spostamenti laterali di questo longherone di spina durante le virate, si può in ausilio praticare una tasca passante in prossimità dell’incrocio della steccatura.

Verranno eseguiti a caldo dei fori sulla vela per agevolare il fissaggio delle briglie, buona norma è rinforzare queste zone sensibili.

Nel cucire la tasca posteriore del longherone di spina possiamo includere anche la nostra coreografica coda, in ripstop con lunghezza di  10 – 12  m. e larga 4 cm. dopo aver eseguito tutte le vele  possiamo legare le briglie queste saranno di eguale lunghezza e saranno di  1 -1,2  m.

Ora possiamo fare delle considerazioni, supponiamo di avere eseguito un treno con  8 – 10  vele, quando andiamo a eseguire delle virate i primi aquiloni (quelli da noi più distanti) avranno più strada da percorrere rispetto a quelli a noi più vicini, quindi è meglio rendere almeno un paio di aquiloni più reattivi rispetto ai suoi fratelli posizionati sotto.

Possiamo allo scopo tenere le code un po’ più corte e un po’ più sottili rispetto agli altri aquiloni, anche le briglie di minor sezione aiutano allo scopo (per briglie e cavi trattandosi di aquiloni acrobatici conveniamo per la fibra in Dyneema) ultimo accorgimento, per questi aquiloni più performanti, se vogliamo è rivolto al longherone di spina, lo possiamo tenere teso nelle tasche in modo da incurvarlo (come si usa negli aquiloni combattenti).

L’aquilone a noi più vicino risulterà in manovra il più stressato fisicamente sopportando la forza cui è trattenuto a "valle(direttamente dalle linee di pilotaggio) e a "monte" sarà precursore della manovra da noi richiesta e da lui trasferita al treno, subendo poi giocoforza tutta la trazione generata dalle altre vele.

Volendo, possiamo convenientemente avere una struttura con tubi di maggior sezione per questa vela, qualora non fosse sufficiente o in alternativa alla struttura rinforzata possiamo adottare anche questo accorgimento, includiamo un triangolo in tubi di carbonio come da figura al di sotto della vela, riusciamo così facendo a dare maggiore stabilità all’insieme e limitiamo le forze che tendenzialmente tendono a comprimere la prima vela).

La guidabilità di questi treni è migliore se si utilizzano dei cavi di pilotaggio non troppo lunghi, per la loro sezione meglio considerare il numero di vele eseguite, un carico di rottura superiore ai 100 Kg. è caldamente consigliabile.

In ogni caso le manovre di volo eseguite dovranno essere discretamente morbide, il motivo è che nelle virate le code rischiano di farsi fagocitare dai Trbly, e riordinare il tutto a terra non è esattamente agevole.

Possiamo spendere due chiacchere anche per i decolli e gli atterraggi,  in quanto queste operazioni possono se mal eseguite farci fare diverse passeggiate in solitaria lungo il treno a sistemare il tutto, quando anche il più volenteroso dei collaboratori è svanito sfruttando un nostro momento di distrazione.

Essendo il nostro treno non perfettamente gestibile in queste due manovre, la regola è portare sempre a bordo finestra le nostre vele, poi mediante picchetti possiamo tenere il treno in posizione eretta con le punte degli aquiloni rivolte verso il basso e guardanti il bordo di finestra del vento, per un riposo sicuro del treno è sempre utile mettere un picchetto a fermare l’ultima vela (quella da noi più distante) per ripartire si libera la medesima e si tira energicamente il cavo che abbiamo all’ interno della finestra del vento utilizzando gli “straps” o “yoyo”.

 

 

Treno di Dyna:

 


 

A conclusione vediamo un progetto similare sviluppato da un noto due-cavista del nordest italico,

la vela è più o meno un quadrato di tessuto in spinnaker da circa 40gr/m./quadro , 

i lati possono venire bordati di circa 1 cm.

 

 

 

 

 Un progetto similare di questa vela lo si può trovare nel sito del gruppo Vulandra vedi figura di riferimento.

 

 

 

 

 Il progetto  sviluppato che andiamo ad analizzare è tratto dal sito: 

https://www.kiteplans.org/planos/t_dina/t_dina.html

 

Dopo aver creato la nostra dima e a seguire le nostre vele si esegue a completamento quanto segue:

L'apice dell’angolo superiore delle vele dove si troverà il naso degli aquiloni può venire ripiegato di circa 6 cm. e cucito.

Nell'angolo opposto (la  coda degli aquiloni) si crea e si cuce una tasca in cui verrà inserita  la stecca di spina.

Nei due bordi alari ( leading edge) si creeranno due tasche, sono  di fatto due tunnel di  tela ripiegata, questi accoglieranno le stecche che tengono aperta la vela e a cui verranno poi collegate le briglie.

 Nei punti in cui verrà fermato il cavo di briglia sarà utile e necessario porre degli "fermi", per evitare che il cavo scorra sulle stecche, perdendo la sua giusta posizione, delle clip a "C" o in alternativa 1/2 cm di tubetto di nylon infilato nei tubi  può essere impiegato allo scopo, il tutto va  bloccato con una goccia di colla  (ad esempio, del ciano-acrilato, tipo Attack )  

     

L'armatura sarà  composta da tre stecche (4 mm. il loro diametro), due sui bordi alari (leading edge) più una di spina centrale, si possono usare dei tubi in fibra di vetro.

  Tubi in fibra di carbonio possono venire impiegati allo scopo, avendo però l'accortezza di rinforzarli mediante delle spine interne nella parte dove andranno  infilati nel giunto a tre vie del "naso".

 Il carbonio rende l'aquilone più leggero ma meno elastico,  questa rigidità strutturale non sempre è una caratteristica utile, specie con vento forte o con vento a raffiche.

 

 

 

Il giunto da porre sul naso della vela ha un'apertura di circa 104° rispetto alle sedi per i tubi dei bordi alari, la sede per il tubo centrale risulta  essere disassata di 10° dal piano orizzontale dato dalle altri due sedi, questi fori saranno a misura per accogliere stecche di 4 mm. di diametro  

 Il giunto in plastica è purtroppo di difficile reperimento.

In alternativa lo si può realizzare con buona manualità con del tubetto di ottone,  per realizzare i diversi giunti in ottone occorrenti sarà necessario creare uno stampo (utilizzando del gesso ad  esempio) in tal modo tutti avranno le stesse caratteristiche, i tubetti possono essere saldati a stagno.

Il costruttore di questo treno ha creato inizialmente dei giunti utilizzando  dei tubetti d'alluminio ma questi necessitano di essere assemblati tra loro utilizzando della resina epossidica (la resina può essere rinforzata utilizzando dei fogli di  fibra di vetro, la durata  nel tempo di questi giunti non è stata testata,  quindi la loro efficienza è da verificare).

 A completare il tutto va creata una coda per ogni vela, queste saranno lunghe  10 m. e larghe 3 cm. 


Queste verranno poste in prossimità della spina centrale lato posteriore, la  soluzione praticata è stata  di ripiegare per alcuni centimetri  la fettuccia da un lato, ottenendo con una cucitura una zona rinforzata,  praticando un foro nella parte rinforzata  la coda può essere accolta dal tubo centrale di spina.

La nostra fettuccia con larghezza di 2,5 cm. la si può trovare in commercio nei negozi di settore della lunghezza voluta, ma quella  scovata risultava tagliata a freddo,  nel tempo si sarebbe sfilacciata sui bordi,  per evitare questo inconveniente si dovrebbe perlomeno tagliare le fettucce  a caldo mediante un saldatore,  per aumentarne poi ulteriormente la durata nel tempo, le code si potrebbero anche  bordare.

Ora abbiamo il nostro treno completo, considerando la quantità di vele che mediamente possono essere eseguite  il treno avrà una considerevole trazione,  risulterà importante sotto questo aspetto, regolare l'incidenza delle vele al vento (cabra-picchia) con molta accortezza per evitare di farsi staccare i polsi dalla somma vento reale più vento apparente, generato dalla velocità del treno nella finestra del vento .

A salvaguardia personale, una buona maniglia a corredo deve perciò essere larga per poter scaricare la trazione del treno  su una buona superficie dei nostri  polsi, per l’occasione sono state realizzate dal costruttore una coppia di “straps” con  della  cintura di sicurezza d'autovettura.

 

La briglia dell’ aquilone  a noi più vicino va collegata ad un triangolo cui poi vedremo la sua esecuzione, quest’ultimo come scritto nel treno dei “Trlby” ha più funzioni.

Ogni vela viene collegata alla successiva da tre briglie : due per i bordi alari e una di spina. Tutte le briglie devono essere di uguale lunghezza, questa sarà inferiore alla larghezza di una vela misurata agli estremi degli angoli dei bordi alari, tale soluzione concorrerà  a mantenere compatte le vele durante il volo del treno.  


 

Un’ attenzione la si può riservare all'ultimo aquilone, tenendolo leggermente più cabrato risulterà in asse con gli altri aquiloni durante una virata, un’ eccesso di questo settaggio lo porterà ad anticipare la virata rispetto a il resto del treno, al contrario se sarà poco cabrato il treno si scomporrà e   perdendo l'allineamento nelle curve.

 La giusta regolazione delle briglie viene eseguita sul campo, per avere uno spunto prezioso e per fugare ogni dubbio, si può tornare nel sito 

https://www.kiteplans.org/planos/t_dina/CONSTRUCCION_DINA.html   

    Questo link può essere comodo anche per le briglie del treno precedente (treno di trbly) la figura che mostra le briglie a valle del triangolo è di fatto chiaritrice di tale sistema 

   https://www.kiteplans.org/planos/t_dina/bridas.gif    

 

Tornando al triangolo posto sotto la prima vela, questo porterà due briglie  a collegamento  dei bordi alari e un  cordino per  la spina, quest'ultimo lo si esegue "registrabile" con una serie di nodini e relativa bocca di lupo per accoglierli potendo così regolare il "cabra picchia" del treno.

 

Si potrebbe in via sperimentale provare un “Cabra-Picchia”  automatico inserendo al posto della serie di nodi un elastico (grosso) ma questa soluzione è rimasta solo una considerazione teorica.

Normalmente i treni di aquiloni come accade anche per i monofilo vengono riposti in borse larghe e adatte a contenerli montati,  le singole vele restano aperte con le stecche inserite nei moduli "naso", in questa realizzazione è stata preferito l’uso di una borsa piccola per ridurre lo spazio d’ ingombro, riponendoli smontati però comporta dedicargli più tempo per utilizzarli e poi nuovamente riporli.


           

 

 

 Un  problema sul ridimensionamento per il trasporto lo poneva il triangolo di cui sopra, montato chiedeva il suo spazio,  era necessario  ridurlo senza scomporlo completamente,  si è optato a soluzione per l’utilizzo di una spina mediana su un tubo  ( la struttura del triangolo è stata eseguita utilizzando dei tubi  Skyshark P 200 ),  nei tre angoli vi sono posti a dimora dei tubetti in gomma che portano i cavetti di briglia, questi tubetti essendo flessibili consentono al triangolo di venire ripiegato.

Il tutto quindi risulta compatto e facilmente trasportabile, le code si possono inserire nella sacca per ultime dopo averne fatto una treccia.

Montare e smontare il treno può creare dei problemi sul campo in presenza di vento, meglio essere assistiti da un collaboratore per poter assemblare il tutto, senza  impazzire tra stecche, code  e fili  …   nel tempo la gestione degli insiemi diverrà più familiare!

Questo treno può essere anche pilotato con cavi di guida da 25 - 30 m.   si srotolano  completamente i cavi fermandoli a terra con un picchetto, si posiziona a seguire il treno disteso  con i nasi a terra  il naso delle vele sarà posto "più fronte vento" ( posizionamento con i nasi leggermente più vicini  al  pilota rispetto le code)   ora le nostre vele si trovano con la coda in alto e il vento non permetterà al treno di decollare ma al contrario  schiaccerà le vele  verso terra), completiano serenamente la predisposizione per il volo la messa in chiaro delle code.

Per il decollo, un collaboratore,  può posizionare il treno con i nasi  delle vele verso l'alto rendendo semplice la manovra, non disponendo di un aiuto sul campo, si riesce anche a decollare in autonomia,  anche con il naso in posizione bassa e un bordo d’ala appoggiato a  terra, la partenza chiederà più esperienza ma come già scritto per l’altro treno di acrobatici, conoscendo nel tempo il proprio treno poche manovre saranno a risoluzione .


Da queste disquisizioni sui treni più soluzioni sono emerse,  alcune considerazioni  possono essere d’aiuto a chi vorrà  cimentarsi nella loro costruzione.

 

 Colgo ora occasione per ringraziare chi nel tempo ha contribuito con la propria esperienza a sviluppare quanto scritto.