Piccoli passi grandi balzi

Piccoli passi grandi balzi

Nel 1969 Neil Armstrong poggiava il piede per la prima volta sulla luna, pronunciando la famosa frase “questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità” pensare che per tutto il giorno precedente, aveva pensato cosa dire in quel momento, direi che gli è andata bene, in questo collegamento ho infilato abitudini che per alcuni potrebbero risultare banali, ma magari i meno esperti apprezzeranno.


 

Tenere in ordine le briglie.  A volte alcune operazioni sembrano scontate o immediate, ma quando non le abbiamo nella nostra logica facciamo dei bei casini, allora per chi ancora è arrotolato nei cordini ecco un aiutino.
Nel ripiegare aquiloni con tante briglie, se non le riponiamo a dovere, il giorno che andremo nuovamente a volare passeremo del tempo a mettere in chiaro tutti i cordini.
Meglio allora essere previdenti e ordinati, un buon sistema per non avere sorprese è  riporre le briglie nella sacca eseguendo una “catenella”.
Si inizia, dopo aver tolto dal nodo di briglia il cavo di ritenuta, facendo scorrere tutte le briglie un una mano si arriva a chiudere la vela, ora si può eseguire, con tutte le briglie unite in un solo fascio, un occhiello morbido lo si tiene con una mano mentre l’altra invita il fascio di cordini ad entrare nell'occhiello formando un’asola, si procede così, asola su asola, fino a quando arriviamo al nodo di briglia, ora abbiamo la nostra catenella finita, quando voleremo la volta seguente basterà tirare dal nodo di briglia e tutti i cordini saranno in ordine……………. piccolo passo.

 

Luci per aquiloni.  La tecnologia ormai sembra aver esaudito quello  che per noi, anni addietro, toglieva il sonno, cercare lucine con pesi ridotti ed effetti stellari, ora alcuni siti presentano in rete dei progetti, sviluppati da privati per costruire in modo semplice delle luci utilizzando qualche componente elettronico.

Io non ho mai avuto alcuna riflessione a riguardo, di fatto non ho “circuitini” da proporre ma le uniche volte che volevo illuminare la notte con l’aquilone, ho utilizzato dei sistemi semplici che ora vi propongo.

· Essendo un  fumatore ho sempre l’accendino con me, i più diffusi sono gli usa e getta, di questi ce ne sono alcuni con incorporato un led ad alta efficienza dotando commercialmente l'accendino di torcia elettrica, quando li trovo, anche per canali non ufficiali ne faccio scorta, a fine uso, scalzo la parte che nasconde il gruppo della torcia e la conservo, è un sistema completo e funzionale, unico accorgimento dover saldare un microinterruttore .

· Nei negozi di articoli per pesca si trovano anche delle piccole luci chimiche (starlight) credo servano per illuminare il galleggiante delle canne nella pesca notturna, costano pochissimo, sono eterne, anche mal conservate , una volta attivate fanno luce per ore, il colore della luce non dispiace, provare per credere.



 

 

 

 

 

 

Sacche salvaspazio.  Per quanto il nostro nylon sia un materiale che non ha un volume eccessivo, quando lo riponiamo nelle sacche si porta con se una buona quantità d’ aria, ciò comporta che anche una piccola vela può riempire una sacca di buone dimensioni, spesso noi per viaggiare abbiamo bisogno di ridurre il bagaglio al minimo, a riguardo nel tempo ho cercato di ottenere delle sacche utili allo scopo.

Inizialmente costruivo sacche simili a buste (due pannelli  cuciti contrapposti con cordino e coulisse a chiudere il tutto) la loro costruzione era volutamente semplice, il loro scopo era puramente contenitivo, in seguito ho realizzato che le sacche a riposo lievitavano sino a quanto la sacca  lo  concedeva.

Le sacche salva-spazio generalmente vengono da me eseguite sovradimensionate, in quanto quando devo infilarci dentro un aquilone, questo fa di tutto per tornarsene fuori, il vento poi sembra darle una mano,  ben presto una semplice operazione si trasforma in una lotta, di cui sicuramente ne uscirò vincitore,  ma spesso decisamente provato.

La sacca grande ci aiuta molto nell'operazione di riempimento, ma quando andiamo a chiuderla ci rendiamo conto che volendo potremmo comprimere molto il materiale all'interno e ridurne il suo ingombro finale, a riguardo ho messo a punto due pratici accorgimenti.

·  Il primo consiste nell'eseguire una comune sacca del tipo a busta unendo quindi due pannelli di tessuto, in un lato alla base di un pannello  inserisco (lato esterno) un fazzoletto quadrato  trattenuto da due cinghie alla sacca e munito di clips per la chiusura sul lato opposto,  sull' altro pannello sempre alla base, lato esterno, applico due cinghie con il resto delle clips di chiusura.

Così facendo, una volta inserito l’aquilone nella sacca inizio ad arrotolarla aiutandomi con il peso del corpo a comprimere il tutto, quando ho ottenuto quanto desiderato chiudo il fazzoletto,  in  questo modo l’ ingombro totale è ridotto del 50 %.

·  Il secondo accorgimento riguarda la costruzione di sacche più grandi e robuste, la parte contenitiva la realizzo sempre sovradimensionata e di materiale leggero con forma  cilindrica o a parallelepipedo  (cordino e coulisse per la chiusura in alto), alla base tonda o quadra che sia applico quattro fazzoletti di forma triangolare  in materiale robusto generalmente cordura, le basi dei triangoli le unisco alla base della sacca, i triangoli sono di forma molto allungata e all’ apice dell’ angolo formato dai due lati lunghi applico delle cinghie con le clips.

Una volta che l’aquilone è nella sacca comprimo e arrotolo la sacca in materiale leggero,  quando il tutto è compattato bene chiudo le cinghie e come sopra, ho ingombro ridotto e buona trasportabilità (delle maniglie possono complementare l’ oggetto)

        

Nella sacca delle  tre  immagini sopra vi è all’interno un profilo alare di 9 m. quadri

 Nelle due sacche dell’ultima immagine ci sono due gonfiabili con circa 80 m. quadri di tessuto cadauno.

Alla riscoperta dell’acqua calda:

Una mia abitudine per tracciare il “ripstop”consiste nell’utilizzare matite colorate, più è morbida la mina e più matita si consuma durante l’uso, alcuni materiali tuttavia sono piuttosto ostici da lasciarsi marcare.

Dopo breve ricerca ho trovato queste matite: Lyra Orlow Cellucolor 2940 (Bianco….. esistono altri colori) è una classica matita esagonale da 6,8mm. di diametro con lunghezza di 178 mm.

Utilizzabile per marcare: metalli, piastrelle, ceramica, plastica, legno secco e umido, pietre, cemento, vetro, gomma, pneumatici e naturalmente carta e cartone.

Rimovibile da: metalli, piastrelle, ceramica, plastica e vetro.

Queste matite si possono acquistare da fornitori di materiali edili o attrezzature da lavoro, difficilmente vengono rese disponibili nelle cartolerie o negozi di arti grafiche avendo già un canale di vendita in un settore commerciale predefinito, sono confezionate anche in “blister” da 12 unità, il costo sul singolo pezzo è di circa 2 €.

Anche altre aziende italiane e non, hanno creato queste matite, essendo io residente a Bolzano soddisfo il flusso “Merkel”, quindi a noi arrivano le matite dalla Germania.

D’accordo come il titolo del testo lascia intendere, nulla cambia nella nostra esistenza, ma se prendiamo un tessuto in poliestere con primo trattamento di tessitura al nano silicone e successivamente il tessuto viene trattato in finitura con rivestimento in poliuretano,(es. Dynakote-Contender) per esperienza personale, questa matita si difende e scrive alla grande